E’ possibile lasciare solo a casa per un periodo di tempo limitato un bambino che abbia un’età non infantile, per esempio dieci anni, sia educato all’autosufficienza, nel senso di sapere evitare situazioni di pericolo evidente o volontariamente procurate, e sia davanti alla televisione a guardare il suo programma, magari con un coetaneo? Ovvero si incorre nel reato di abbandono di minore?

La domanda non è retorica perchè spesso il reato in questione viene usato quale “arma impropria” dal genitore separato nei confronti dell’altro quando il figlio conteso è con il coniuge “rivale” e viene lasciato occasionalmente senza la presenza di questi per svolgere una commissione o una incombenza, limitata del tempo, di lavoro. Nell’analisi del reato previsto e punito dall’art. 591 C.P. va individuato anzitutto il bene giuridico tutelato dalla norma in esame.

Esso è costituito dalla vita e dall’incolumità individuale delle persone che, a causa dell’età o per qualsiasi altro motivo, siano incapaci di provvedere in maniera autonoma a loro stesse e che si trovino, di conseguenza, esposte a situazioni di pericolo.Sebbene l’art.591 c.p. faccia riferimento genericamente a “chiunque”, il soggetto attivo deve trovarsi in una particolare relazione con la parte lesa, in termini di dovere di cura e custodia, invero il legislatore ha inteso circoscrivere l’ambito di applicazione della disposizione ai casi nei quali sia individuabile un soggetto titolare di una specifica posizione di garanzia.

Tale considerazione assume particolare rilievo, per quanto attiene alla posizione di soggetti (il compagno della madre o la compagna del padre, per esempio) privi della titolarità di alcuna posizione di garanzia o di obbligo di cura e custodia nei confronti del figlio del convivente, verso il quale non hanno relazione giuridica di alcun genere. Spiega la Cassazione che viene “in considerazione un reato di pericolo che non può essere commesso da chiunque, ma soltanto dal soggetto qualificato dal rapporto di protezione che lo lega alla vittima….” (Cassazione Penale V sezione, 22 gennaio 1998 n. 4407.)

Per “abbandono” si intende una condotta diretta a lasciare una persona incapace o minore in completa balia di sè stessa, in modo che da tale situazione possa derivare un pericolo per la vita o per l’incolumità del soggetto passivo.

Affinchè si configuri la condotta di abbandono non è sufficiente la mera separazione materiale dal minore ma occorre che, come conseguenza di tale separazione, il soggetto si sia trovato in assenza di assistenza e in una concreta situazione di pericolo, anche se solo potenziale (Cass. Pen., Sez., V 2 marzo 2009, n. 9276).
Se qunque il minore che ha acquisito un minimo di raziocinio, viene lasciato momentaneramente a casa, in assenza di qualunque fonte di pericolo, anche solo meramente potenziale, e in un ambiente, la casa del padre o della madre appunto, ben noto e conosciuto, e dunque inidoneo a produrre al minore stesso qualsiasi stato di ansia o patema d’animo, il reato non pare sussistere.

Sarà al proposito utile dimostrare di aver diligentemente eliminato ogni situazione di potenziale pericolo (spento il gas dal rubinetto centrale, chiuso tutte le finestre e le tapparelle con sicura, controllare con cura che in casa non vi siano alla portata dei minori oggetti pericolosi, tipo coltelli, forbici, accendini o altro). ma se il minore non è “abbandonato”, ma lasciato per poco per un tempo ragionevolmente circoscritto, in una situazione di assoluta sicurezza e tranquillità a guardare la televisione piuttosto che a leggere i fumetti o a fare i compiti, il reato non può essere perfezionato.

Questo può affermarsi perchè in punto di “pericolosità” della situazione, quale status integrante gli estremi del reato, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che non se ne possa prescindere in concreto: “L’elemento oggettivo del reato di abbandono di persone minori o incapaci è costituito da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, gravante sull’agente, da cui derivi uno stato di pericolo per l’incolumità della persona, incapace di provvedere a sè stessa… Venendo in considerazione un reato di pericolo,….. la condotta deve essere oggettivamente idonea a determinare, anche in via potenziale, l’aggressione del bene protetto dalla norma incriminatrice. Ne consegue, che il criterio giuridico di determinazione del fatto oggettivo, necessario per accertare se una determinata azione o omissione costituisca abbandono di persona incapace, deve essere correlato, da una parte, alla pericolosità del fatto e, dall’altra parte, al contenuto dell’obbligo violato e alla natura dell’incapacità.” Cass. Pen. 22.1.1998 n, 4407 in Riv. Pen. 1998, 57.

Se è vero dunque che “L’oggetto della tutela dell’art. 591 C.P., diversamente da quello dell’art. 570 C.P., non è il rispetto dell’obbligo legale di assistenza in quanto tale, bensì il pericolo per l’incolumità fisica, derivante dal suo inadempimento. ” Cass. Pen. V sez., 19 Maggio 1995, n. 7003 in Cass. Pen., 1996, 3300., è conseguente il raccordo con il dolo, che qui consiste nella coscienza e volontà di abbandonare il soggetto passivo che non abbia la capacità di provvedere a sè stesso, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica e di cui il soggetto attivo abbia esatta percezione, escludendo come concreto il pericolo derivante dal caso fortuito.Tanto è vero che secondo la giurisprudenza “non è configurabile il delitto di abbandono di persone incapaci di cui all’art. 591 in caso di assenza di prova circa l’effettivo pericolo per l’incolumità della persona offesa.”. Trib. Milano 14 Gennaio 2002, in Foro Ambrosiano 2002, 11.

Per la sussistenza del reato in parola, emerge quanto sia indispensabile che, in dipendenza della condotta di abbandono si crei uno stato, sia pure potenziale, di pericolo per l’incolumità della persona abbandonata e per quanto attiene all’elemento psicologico è richiesta, per la configurabilità del reato, la consapevolezza di abbandonare il soggetto passivo, che non abbia la capacità di provvedere a sè stesso, in una situazione di pericolo di cui si abbia l’esatta percezione.( Cass. Pen. 12 Giugno 1990.)

Nella analisi di ogni concreta fattispecie in esame va considerata l’età del minore, sulla base della quale può inferirsi se lo stesso fosse capace di valutare eventuali situazioni di eclatante pericolo, l’educazione ricevuta all’autoprotezione, e in generale sulle sua abitudini di vita

Il genitore per andare esente da responsabilità deve avere cioè la fondata consapevolezza, basata su parametri oggettivi e non su mere convinzioni, di una situazione di sicurezza del figlio, diversa da quella di “abbandono”di una persona incapace, in quella specifica situazione, di provvedere a sè stessa.