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Per la quantificazione dell’assegno di mantenimento va considerata semplicemente la capacità reddituali del coniuge obbligato.
Lo precisa il giudice di legittimità con la sentenza n. 7771 del 17 maggio 2012 il quale ha statuito che non ha alcuna rilevanza se il coniuge obbligato proviene da una famiglia abbiente: in assenza di qualsiasi specificazione circa la natura, l’entità e la rilevanza di eventuali apporti da parte della famiglia di origine è irrilevante la situazione familiare di provenienza.

La Suprema corte ha ricordato che, ove il giudice ritenga necessario stabilire la corresponsione di un assegno, deve trovare applicazione la disciplina del novellato articolo 155 del Cc dove si prevede che ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. E stabilisce che il giudice al fine di realizzare il principio di proporzionalità tenga conto delle attuali esigenze del figlio; dell tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; dei tempi di permanenza presso ciascun genitore; delle risorse economiche di entrambi i genitori; e infine della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Inoltre la Suprema Corte, nella stessa Sentenza, ha affermato che se un padre ricorre contro l’assegno di mantenimento dovuto al figlio naturale dopo lo scioglimento della convivenza, il tribunale, nel confermarlo o ridurlo, deve esaminarne le ragioni e non può limitarsi a mere petizioni di principio – “l’assegno deve essere quantificato considerando le esigenze del minore in rapporto al tenore di vita goduto in costanza delle convivenza con entrambi i genitori – , o semplicemente richiamarsi alle decisione di primo grado – “appare pienamente condivisibile il giudizio del tribunale -, senza “alcuna disamina delle censure” mosse dal ricorrente. Con questa motivazione la Corte di cassazione, sentenza 7771/2012, ha bocciato il decreto della Corte di appello di Brescia che riduceva da 1.200 a 1.000 euro il contributo dovuto da un padre che sosteneva di non potervi fare fronte.