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La Cassazione con la sentenza n. 4540/2011 esclude che la fine del matrimonio possa essere addebitata al coniuge che se ne va, se la decisione di interrompere la convivenza è determinata dalle ingerenze continue dei suoceri nella vita di coppia. In particolare nel mirino degli ermellini è finita la mamma dello sposo che, con le sue continue ingerenze nel menage familiare, aveva creato una situazione insostenibile tra gli sposi.

La moglie prima di abbandonare il “tetto coniugale”, aveva resistito ben 15 anni finché non si era creata quella «situazione di intollerabilità grave e irreversibile» che, a parere degli ermellini, «assolve» la fuggitiva dall’accusa di aver violato i doveri assunti con le nozze. I giudici restano sordi alle lamentele del marito che aveva tentato in ogni modo di dissuadere la sua metà dal prendere un’iniziativa «ingiusta, illecita, insensata e foriera di conseguenze negative per la prole».

In tutto questo lo sposo non aveva dimenticato di spezzare una lancia in favore di sua madre oggetto «di lamentele ingenerose e ingiustificate». Potrebbe essere stato proprio questo l’argomento che ha convinto la moglie dell’opportunità di “cambiare aria”, con la benedizione dei giudici di piazza Cavour. Il Supremo collegio respinge, infatti, la richiesta del consorte abbandonato di addossare alla sua ex la responsabilità della fine “ingiustificata” di un’unione in cui non c’erano mai state violenze o tradimenti. Per la giusta causa – spiega la Corte – non servono i maltrattamenti o l’adulterio è sufficiente l’esistenza di una situazione che rende impossibile la coabitazione. Dello stesso parere l’Ami, Associazione avvocati matrimonialisti italiani che, dati alla mano, dimostra come in una separazione su tre ci sia lo “zampino” dei suoceri.

E se prima era soprattutto la suocera ad avere il potere di far “scoppiare la coppia”, ora ci riesce benissimo anche il suocero. Perso da parte dei genitori degli sposi anche il valore del sacro vincolo del matrimonio. Se ieri cercavano di mediare per evitare la separazione – affermano all’Ami – oggi lavorano proprio per quella, fino ad addossarsi le spese legali. Insomma l’obiettivo finale è rompere…il matrimonio dei figli.