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secondo la Corte di cassazione, seconda sezione civile (sentenza n.6438 del 21 febbraio 2011) il rifiuto di restituire al coniuge la biancheria del corredo può costare il carcere per appropriazione indebita. Solo il ritiro della querela da parte della ex moglie ha salvato da tre mesi di reclusione e 300 euro di multa il marito che, accettato il fallimento del matrimonio, non si era rassegnato all’idea di separarsi da: due piumoni, cinque coperte (tre estive e due invernali, come specifica la Cassazione), quattro tovaglie, due paia di lenzuola e vari asciugamani.

Era scattata anche una contestazione supplementare
La sottrazione della “dote” aveva fatto scattare la condanna, sia in primo grado sia in secondo, per appropriazione indebita. Reato a cui i giudici di Tribunale e Corte d’Appello avevano aggiunto l’aggravante del “possesso di cose a titolo di relazioni domestiche e di coabitazione”, una contestazione supplementare che, secondo i giudici di seconda istanza, rendeva il crimine perseguibile d’ufficio.

Punibilità solo se c’è querela della persona offesa
Più generosa la Cassazione che, pur confermando il reato, ricorda che tutti i delitti contro il patrimonio commessi a danno di un coniuge separato sono punibili solo se c’è una querela della persona offesa, anche quelli in cui è presente un’aggravante.

Secondo la ricosruzione della vicenda, in seguito alla condanna della Corte di Appello di Firenze, (provvedimento giurisdizionale di conferma della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Arezzo), l’uomo adiva la Corte, sollevando tra i tanti motivi, l’intervenuta remissione della querela. Pur precisando che il conportamento tenuto dall’ex coniuge, concretizzatosi nel rifiutare di restituire “due piumoni, tre coperte estive e due invernali, quattro tovaglie, due paia di lenzola e varie serie di asciugamani”, integra il reato di appropriazione indebita, la Suprema Corte, rigettando gli altri motivi di ricorso, ha però accolto l’eccezione sollevata dall’imputato sulla intervenuta remissione della querela, annullando la sentenza di condanna senza rinvio per estinzione del reato.